MI SA CHE FUORI E’ PRIMAVERA

Recensioni dello spettacolo Mi sa che fuori è primavera visto domenica 11 marzo ore 17.00 presso lo Spazio Studio Sant’Orsola.

Credits

Testo: Concita De Gregorio

Regia: Giorgio Barberio Corsetti

Con: Gaia Saitta

Produzione: Associazione Fattore K. e If Human

Recensioni

Mi sa che fuori è primavera….. leggendo un titolo del genere ci si aspetta di immergersi in una storia vivace, frizzante, allegra, ingenua e colorata, e sono proprio questi aspetti della vita che l’attrice Gaia Saitta cerca di rappresentare, seppure in una situazione tragica e complessa, dove si fa portavoce di una tremenda tragedia familiare. Interpreta Irina, una madre che ha dovuto affrontare il suicidio del marito da cui stava divorziando e la scomparsa delle sue bambine di soli

sei anni. Durante lo spettacolo Gaia utilizza un’espressione che in qualche modo potrebbe riassumere il messaggio che vuole trasmettere: Assedio di ricordi. Quando succedono fatti come questo si viene travolti da un dolore profondo, inimmaginabile, accompagnato dalla memoria degli aventi trascorsi, anche di quelli più banali, anche di quelli quotidiani e a cui non si è mai fatto caso.

Bisogna però non lasciarsi ipnotizzare da questa spirale di pensieri. Bisognerebbe ricordare i momenti, senza diventarne ossessionati perché, come ha detto Irina: “solo di dolore non si muore”.”.

Martina Bosi, 15 anni


Mi sa che fuori è primavera, e allora conviene guardare fuori dalla finestra, conviene addirittura uscire e godersi i raggi del sole sulla pelle. Uno spettacolo che va oltre il confine attore-pubblico e coinvolge (non in modo troppo invasivo) anche alcuni spettatori. Più che uno spettacolo, un racconto: l’unica attrice sul “palco” riesce a creare un’atmosfera davvero conviviale, facendovi immergere in una storia di dolore e ingiustizia, ma anche determinazione. Ci porta nella vita di una madre che perde le proprie figlie per mano dell’ex-partner, in una disperazione fonda come un abisso oceanico (lo spettacolo fa più volte riferimento all’acqua e alla sensazione dell’immersione). Tocca punti così fondi da far risaltare magnificamente la risalita, il risveglio, il primo respiro dopo una lunga apnea. Carico di emozione e messo in scena magistralmente, con un ritmo coinvolgente e toni mai banali, perfettamente bilanciati tra la narrazione dei diversi personaggi e la lezione di vita che vuole comunicare.”

Lorenzo Tortella, 18 anni


Mi sa che fuori è primavera è un inno alla dignità umana che vuole ricordare a tutti coloro che non vedono una via d’uscita che la speranza è un diritto inalienabile. Il monologo è uno sprono a sostenere le vittime delle istituzioni e accusa la superficialità in cui la società ristagna ribadendo che un caso mediatico vecchio non è mai un caso dimenticato”.

Andrea Crusco, 18 anni


Mi sa che fuori è primavera è un monologo che parla della storia di Irina Lucidi, madre di due gemelle rapite da suo marito poi suicidatosi, e mai più ritrovate. Nonostante questa tragedia lei riesce a rialzarsi e ad essere felice anche dopo che il mondo le è crollato addosso. Senza vergogna. Perché ogni persona ha il diritto di ricominciare a vivere dopo aver provato dolore. Irina diventa così un esempio da cui tutti noi (che molte volte ci lamentiamo per motivi futili) dovremmo prendere esempio. Lo spettacolo ha coinvolto personalmente il pubblico facendolo diventare parte integrante; in questo modo l’attenzione è rimasta catturata dal primo all’ultimo istante”.

Chiara Crusco, 17 anni


“Livia e Alessia sono scomparse, rapite dal padre, all’età di 6 anni. La madre Irina, interpretata da Gaia Saitta, racconta come ha conosciuto il marito e come è degenerato il loro rapporto, fino al rapimento delle due figlie.

Lo spettacolo riesce a coinvolgere emotivamente e fisicamente lo spettatore, che in più di una scena è parte dello spettacolo, interpretando uno dei personaggi con i quali la protagonista entra in contatto.

L’attrice è riuscita a rappresentare alla perfezione la sofferenza e l’agonia provate dalla madre, che, a causa della crudeltà di un marito apparentemente normale e di indagini svolte in modo superficiale, sarà costretta a vivere tutto il resto della sua vita senza sapere qual è stato il destino delle sue figlie”.

Federico Bottazzi, 15 anni


“Era un giorno di fine gennaio del 2011, un padre era andato a prendere le due figlie a casa delle loro amichette e poi il nulla. Fu trovato solo il corpo dell’uomo, toltosi la vita qualche giorno dopo, ma delle due bambine nessuna traccia. La morte del padre ha così portato con sé un segreto che non riuscirà più ad essere svelato. Questo è il fatto di cronaca su cui si basa Mi sa che fuori è primavera spettacolo omonimo del libro scritto da Concita De Gregorio.

La rappresentazione è volta non solo ad illustrare la realtà dei fatti e l’imprecisione delle indagini, ma anche a dimostrare, in oltre, che una madre ha il diritto di essere felice nonostante tutto, anche davanti alla peggior tragedia. Lo spettacolo, interpretato da Gaia Saitta, è un monologo interattivo, in cui il pubblico viene direttamente reso partecipe alla vicenda, incarnando personaggi e leggendo delle parti di dialoghi.

Personalmente, trovo che sia il testo che lo spettacolo siano di grande impatto, creato non solo dal fatto di cronaca noto a tutt’Italia, ma anche dall’impostazione dello sceneggiato che ha permesso allo spettatore di sentirsi parte integrante della vicenda e di sentirsi accanto alla madre delle gemelline. Mi sa che fuori è primavera non è mai pesante o strappalacrime, risulta invece con un ritmo sostenuto, alternato da momenti tragici e altri sdrammatizzanti che riescono sia a far scendere una lacrima che a strappare un sorriso.

Questa pièce mi ha trasmesso non solo la voglia di vita e di rinascita di una madre afflitta da un dolore atroce, ma anche la banalità del male e la consapevolezza che la pazzia, intesa come impulso irrazionale, può nascere in qualsiasi persona, anche dal padre dei tuoi figli.

Una rappresentazione densa, emozionante e caratterizzata da una buona interpretazione, assolutamente raccomandabile”.

Denise Mirandola, 18 anni