SUZANNE

Recensioni dello spettacolo Suzanne, visto domenica 18 febbraio ore 17.00 presso lo Spazio Studio Sant’Orsola.

Credits

Liberamente Tratto da: “La Garçonne et l’Assassin” di Fabrice Virgili e Daniele Voldman

Di: Lorenzo Garozzo

Con: Carolina Cangini Linda Gennari Giacomo Ferraù

Regia di: César Brie

Produzione: Le Città Visibili

 

Recensioni

“Suzanne è vita.
Suzanne è morte.
Il protagonista di questo intenso spettacolo è Paul Grappe un caporale dell’esercito francese, figlio del formaggiaio Grappe, marito di Louise Grappe. Paul è un disertore.
La morte, la disperazione, la follia della guerra sono troppo per lui e così fugge. Torna a casa dalla tanto desiderata moglie Louise. La vita lì però diventa una prigione di divieti, rimorsi e paura.
Paul non resiste, deve uscire, deve vivere, ma non può o verrà giustiziato, ma in preda ad un momento di panico veste i panni di sua moglie ed esce. Libero, finalmente.
L’aspetto di donna gli dà la libertà e Louise lo sostiene, lo istruisce e gli dà un nome: Suzanne.
Suzanne ridà la vita a Paul ma dopo la concessione di amnistia a tutti i disertori, la battaglia interiore fra lei il non più latitante caporale costringe il disertore a guardare la realtà: è Paul solo per abitudine ormai.
È la moglie Louise però a pagarne le conseguenze, a vivere il dramma di un marito che non riconosce.
L’essere uomo e l’essere donna del soldato si combattono, non sa più chi è e si smarrisce nella violenza che gli toglierà la vita ancora una volta.
È uno spettacolo emozionante che racconta la guerra, non solo quella sul campo, ma quella guerra che si combatte nella mente, contro una parte di sè che non si è in grado di accettare, contro la paura.
Questa storia interpretata da attori presenti e capaci di far commuovere, scardina stereotipi e restituisce verità, non cela la difficoltà e il disagio ma li valorizza, dà loro un significato nel disegno della vita.
Non è solo uno spettacolo sull’identità di genere, è una rappresentazione che insegna la fragilità del momento in cui la bussola sempre aveva indicato il nord, ora indica sia nord che sud, di quando le certezze scompaiono”.

Leda Bonzanini, 16 anni

 

“Ho trovato lo spettacolo Suzanne molto commovente. Questo è dato in gran parte dalla bravura degli attori, i quali non solo hanno interpretato magistralmente il loro ruolo ma hanno avuto anche una grande empatia nei confronti dei personaggi. Tutto questo ha fatto sì che la storia fosse velata di estrema sensibilità.
Con una scenografia scarna ed essenziale sul palco e con il particolare delle foglie autunnali nella platea, sono riusciti a coinvolgere il pubblico che è rimasto affascinato nel veder trattare un argomento così difficile con grande tatto e delicatezza”.

Chiara Crusco, 17 anni

 

“Il “disertore della mascolinità” scappa dalla prigione domestica in cui latitava e decide di nascondersi in piena vista burlandosi di tutti i benpensanti che lo avrebbero voluto arrestare, rifiutando i rigidi schemi sociali si abbandona all’amore sfrenato e alle gioie della bellezza. Per lasciarsi alle spalle gli orrori di una guerra troppo spaventosa per essere combattuta riscopre un innato desiderio di libertà dal corpo e decide di indossare una maschera per essere sé stessa.

I due volti del personaggio compiono una danza in cui si scambiano e si intrecciano per attraversare lo specchio dove sono l’uno il riflesso dell’altra e si alternano in perfetta sincronia per mostrare tutte le sfaccettature della sessualità”.

Andrea Crusco, 18 anni

 

“La libertà di amare, di vivere liberi, che cos’è?
Una delle tante possibili risposte prova a darla lo spettacolo Suzanne: la libertà di poter essere ciò che si vuole, uomo o donna.
Paul, un soldato disertore, durante la guerra viene salvato da sua moglie Louise, che lo tiene nascosto in casa.
Ma lui si sente costretto, rinchiuso, e sceglie di uscire di casa vestito con gli abiti della moglie.
Ogni giorno continua ad uscire, fino a darsi un nome: Suzanne, e ad essere scambiato per la coinquilina di Louise.
La triste storia di un uomo, che si travestiva da donna per essere libero, fino a non essere più un uomo, ma…
Splendido l’uso di una scenografia basica, formata dalla testiera di un letto, munita di ruote, e una finestra, anch’essa con le ruote, che rappresentavano, a mio parere, rispettivamente la casa, il “focolare domestico”, il luogo dove Paul era un lui, e il mondo esterno, dove si mutava in una lei.
Triste, a tratti simpatico, analizza una storia drammatica su ciò che siamo, e di quanto sia sottile in realtà la linea che separa uomini e donne”.

Francesco Satta, 15 anni

 

 

“Suzanne uno spettacolo all’apparenza semplice, ma che in realtà nasconde un significato importante che sono coloro che vogliono scoprire, troveranno. Tre attori e pochi oggetti di scena danno vita ad un personaggio, anzi gli danno due vite, perché attraverso una finestra si incontrano il mondo femminile e il mondo maschile. La finestra è la mente di un soldato che per potersi nascondere ha dovuto cambiare identità, scoprendo poi che quest’altra identità forse lo faceva esprimere meglio. Il soldato non ha mai smesso di amare la moglie che lo ha aiutato lungo tutto il suo percorso, ma alla fine le chiede implicitamente di mettere fine ad una situazione che per lui era diventata insostenibile. Lo spettacolo mette in scena le tematiche ‘gender’ in un modo non convenzionale, senza stereotipi o ironia, ed è emozionante.”

Martina Tondo, 18 anni

 

“Lo spettacolo è stato molto coinvolgente, mi sono piaciuti molto soprattutto i personaggi di Suzanne e di Paul, che, seppur interpretati da attori diversi, sono in realtà due aspetti, l’uno mischiato con l’altro, della stessa persona.

Infatti Paul, anche se ad un certo punto inizierà ad identificarsi come Suzanne e quindi come una donna, non smetterà mai di amare sua moglie Louise, che lo ha accompagnato in questa transizione”.

Federico Bottazzi, 15 anni

 

Suzanne, una pièce tra amore e riscoperta del proprio io.

Parigi, 1911, Paul è un disertore della prima guerra mondiale e sua moglie Louise decide di prendersene cura nascondendolo dalle autorità. Questo sarà però l’inizio di una vera e propria clausura che non permetterà a Paul di uscire di casa per un lungo periodo. La sua vita avrà poi una svolta quando una sera, per poter uscire, indosserà gli abiti della moglie che non gli concederanno solo la libertà, ma anche la possibilità di scoprire e affermare la sua sessualità.

“Suzanne” è un’opera teatrale diretta da César Brie, con Tamara Balducci, Giacomo Ferraù e Linda Gennari. La pièce, tratta da una storia vera e dal romanzo “La garçonne et l’assassin” di Fabrice Virgili e Danièle Voldman, è una storia d’amore, separazione, scoperte e prese di consapevolezza che porta lo spettatore ad affiancarsi a Paul con un totale coinvolgimento.

Personalmente, trovo che lo spettacolo sia stato ben costruito ed eseguito. La scelta di utilizzare solo pochi elementi come scenografia e di farli spostare continuamente dagli attori stessi è stata molto efficace per far comprendere allo spettatore il trambusto nelle vite dei protagonisti.

“Suzanne” mi ha trasmesso non solo la forza e la volontà di un veterano di guerra di essere accettato per la sua vera natura, ma anche la fatica e l’amore di una moglie che di fronte all’alcolismo e alla instabilità psicologica del marito, si prende la responsabilità di seguirlo, curarlo e supportarlo durante tutto il suo percorso.
Questo spettacolo, attraverso una scenografia semplice, il continuo movimento e una

recitazione squisita, é riuscito a comunicare un messaggio importantissimo che riguarda la tolleranza, l’amore, l’accettazione e la tematica transgender.
Uno spettacolo profondo, non di lunga durata e non eccessivamente impegnativo, da vedere!”

Denise Mirandola, 18 anni